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Per tutto il 2013, il PIL della Romania, cioè il totale dei beni e dei servizi prodotti dell'economia romena nel suo complesso, è salito del 3,5 % rispetto al 2012, secondo l'Istituto Nazionale di Statistica.
Questi sono segnali positivi, che dovrebbero essere mantenuti per quest'anno e il prossimo, come spiegato da Primo Ministro Victor Ponta. Egli ha affermato che quest'anno la Romania risparmierà 2 miliardi di Euro per l'assunzione di prestiti sui mercati finanziari. Ha anche detto che, a partire dal 1 ° luglio , si intende ridurre i contributi sociali, ma molto probabilmente, verra adottato anche l'esonero dalla tassazione per il profitto reinvestito:
"Le cose sono andate bene nel 2013. E ' andata bene in termini di crescita economica, deficit, l'assorbimento dei fondi europei, e, naturalmente , nel 2014 possiamo continuare a rafforzare le misure per il bilanciamento sociale, le pensioni , i salari, e per l'industria privata. Esportazioni in aumento e la crescente produzione industriale erano molto importanti. Siamo sullo stesso trend di crescita. Naturalmente, possiamo permetterci di andare avanti con tali misure quando le cose vanno bene. Abbiamo visto anche gli investimenti crescere nel 2013 e, pertanto, l'esonero dalla tassazione per il profitto reinvestito è un obiettivo realizzabile."

Dan Armeanu, professore presso l'Università di Studi Economici di Bucarest dice che, purtroppo, la crescita economica non si riflette nelle tasche della popolazione :
"In questo momento le cose sono buone. Abbiamo una buona stabilità marcroeconomica, e qui possiamo entrare nei dettagli: uno dei più alti tassi di crescita economica nell'UE, un piccolo debito pubblico, nel contesto della crisi europea, un basso tasso di inflazione, causa anche di un buon anno agricolo, un tasso di disoccupazione entro limiti ragionevoli, comunque molto inferiore alla media europea, e il più basso disavanzo delle partite correnti degli ultimi 20 anni. Nel 2013 , il buono anno agricolo ha salvato la crescita economica, e ha influenzato l'inflazione. Qui dobbiamo aggiungere le esportazioni, perché hanno sviluppato una partita sulla base di esportazioni al di fuori della zona euro, e che sarebbe molto buono per la futura crescita economica se diventa permanente. Il problema è che questa crescita economica, purtroppo, non trova riscontro nelle tasche della popolazione . "

La Commissione europea prevede un tasso di crescita del 2,3% per l'economia romena per il 2014 .

A differenza del inizio dell'anno,  quando stimavano che la Romania registrerà un tasso di crescita economica del 1,6 % nel 2013, nel ultimo periodo le istituzioni finanziarie internazionali, gli analisti governamentali ed economisti rumeni hanno recentemente rivisto al rialzo il tasso di crescita . Ad esempio , il Fondo Monetario Internazionale ha migliorato le previsioni economiche per quest'anno al 2 % e al 2,5 % per il 2014, sullo sfondo delle esportazioni più grandi e una migliore produzione agricola rispetto al 2012. FMI ​​stima che il deficit delle partite correnti della Romania diminuira ulteriormente a 2 o 2,5% del PIL quest'anno, e il tasso di inflazione scenderà entro la fine dell'anno, entro i limiti mirati da parte della Banca Nazionale di Romania .

Il capo della missione del FMI in Romania , Andrea Schaechter , ha detto che " per quanto riguarda la politica fiscale , il governo rumeno è determinato a raggiungere un consolidamento fiscale graduale. Una volta annunciata la revisione del bilancio, il governo ha reso pubblica la sua decisione di raggiungere un deficit del 2,3 % del PIL in contanti e il 2,4 % relativo al Sistema europeo dei conti (SEC ) di quest'anno, così come un deficit strutturale al di sotto dell'1 % del PIL fino 2015". Inoltre, ha detto che la politica fiscale sarà sostenuto da riforme istituzionali, comprese le misure per stimolare la pianificazione a medio termine, sviluppare la capacità amministrativa , accelerare l'assorbimento di Fondi europei, consolidare l'amministrazione e la governance fiscale e garantire un miglior controllo degli arretrati.

Tuttavia, secondo la relazione del settembre rilasciato da Economist Intelligence Unit , l'economia della Romania salirà del 2,5 % nel 2013, che " rispecchia la situazione nella zona euro, con il tasso di crescita dovrebbe aumentare considerevolmente nel periodo 2014-2017, fino ad un tasso medio annuo del 4 % ".

Il vicepresidente della Banca europea per gli investimenti , Mihai Tanasescu ha detto che , al fine di garantire la crescita economica , è essenziale l'assorbimento dei fondi europei, che la Romania dovrebbe adottare alcune misure :" Noi abbimo una grande occasione , una occasione unica che gli altri paesi non hanno, vale a dire la possibilità di ottenere più fondi europei, per poterli utilizzare a basso costo per investimenti, come quelli provenienti dalla Banca europea di Investimenti, per essere in grado di utilizzare le risorse per grandi progetti, in modo che il tasso di crescita economica raggiunga il potenziale della Romania, del 3-4 %. Questa cosa è realizzabile, nel tempo di 2-3 anni questo potenziale può essere raggiunto."

Secondo la citata relazione elaborata dalla Economist Intelligence Unit "un migliore assorbimento dei fondi europei contribuirà agli investimenti in infrastrutture e, successivamente, potrebbe portare a un aumento del potenziale esportatore della Romania sul lungo termine . La Romania ha ottenuto i fondi strutturali del valore di 22 miliardi di euro dal bilancio dell'UE , per il seguente termine di bilancio . La Romania riceverà anche i fondi per l'agricoltura , del valore di 17,5 miliardi di euro nel periodo 2014-2020 , tramite la politica agricola comune, che è un aumento significativo dai 13,8 miliardi di euro nel periodo 2007 - 2013.

Il premier Victor Ponta ha presentato, martedì, i risultati economici registrati dalla Romania nel primo trimestre del 2013. Stando ai dati resi pubblici, le esportazioni sono cresciute dell’8% e si è registrato il minore deficit della bilancia commerciale degli ultimi 10 anni (circa 200 milioni di euro), la Romania riuscendo a rientrare nel target per il deficit trimestrale fissato con il Fondo Monetario Internazionale.

In aumento anche la produzione industriale, nei primi due mesi, del 4,6%, mentree gli introiti dall’IVA, dalle accise e dall’imposta sul reddito sono incrementati di oltre il 10%, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

La cattiva notizia è, invece, il calo importante degli introiti dall’imposta sul profitto. In questo contesto, nell’opinione del premier, va modificata la legge sull’insolvenza, in quanto ci sono molte compagnie che non godono di un flusso di credito e non riescono a rispettare gli obblighi nei confronti del bilancio di stato e dei fornitori. In simili situazioni, esse dichiarano in malafede l’insolvenza per non pagare più tasse o imposte come le altre compagnie.
Stando al premier, il Governo deve modificare la Legge sull’insolvenza per aiutare le compagnie “realmente” in insolvenza e per sanzionare l’insolvenza fraudolenta

Per quanto riguarda la privatizzazione delle Ferrovie Romene e della Transgaz, Victor Ponta ha precisato che le domande di azioni raccolte sono numerose e che ciò indica fiducia e potenziale di sviluppo. Il premier ha aggiunto che l’attuale disciplina di bilancio potrebbe essere rafforzata nei mesi a venire, rappresentando una garanzia che l’andamento dell’economia romena resta positivo.

Dopo un eccellente anno agricolo 2011, in cui la produzione di cereali è aumentata di quasi il 25% rispetto al precedente anno, arrivando fino a quasi 21 milioni di tonnellate, nel 2012 la produzione agricola è inferiore soprattutto a causa della siccità dell'estate. Nel 2011, la produzione di mais è ammontata a 1,6 milioni di tonnellate e quella di grano a 7,1 milioni. Nell'UE, la Romania il secondo produttore di mais e il quinto di grano.
Dunque, l'anno scorso l'agricoltura ha costituito un motore importante per l'economia ed ha rappresentato lo 0,7% della crescita economica del 2,5% registrata dalla Romania nel 2011.

Il segretario di stato nel Ministero romeno dell'Agricoltura, Daniel Botănoiu, ha fatto riferimento alla produzione di grano e alla qualità del raccolto. „Per le colture di grano, il calo è stato del 25% rispetto al precedente anno. Ovviamente, le colture più colpite sono quelle di mais, danneggiate dal 30 al 100%. Tali perdite non si registrano però solo in Romania. Un esempio sono gli stati che vantano un'agricoltura sviluppata, come gli USA. Oppure la Russia e l'Ucraina, paesi in cui vengono concesse sovvenzioni consistenti all'agricoltura. In Romania quest'anno si sono registrate le più alte temperature degli ultimi 60 anni, abbiamo avuto più di 35 giorni con temperature di oltre 33 gradi centigradi, il che ha influito moltissimo sullo sviluppo delle piante. Il Ministero dell'Agricoltura non si occupa della valutazione del prezzo e degli interventi sul mercato. Però abbiamo avuto la migliore qualità del grano degli ultimi 25 anni."

Buone notizie per gli agricoltori di Romania arrivano però da Bruxelles. Il nostro Paese beneficerà, secondo la proposta inoltrata dalla Commissione Europea, di un aumento dei sussidi stanziati tramite la Politica Agricola Comune per il periodo successivo al 2014. „Circa tre miliardi di euro in più nel periodo 2014 -2020, stanziati per il pagamenti diretti in Romania, secondo la proposta della Commissione Europea. La Romania è uno dei pochi stati membri che godono di un aumento dei sussidi stanziati tramite la PAC e si tratta di soldi che arrivano direttamente all'agricoltore, dunque entrano direttamente nell'economia e che possono contribuire all'aumento del benessere dei farmer e dell'ambiente rurale romeno", ha dichiarato il commissario europeo all'agricoltura, Dacian Ciolos.

L'Istituto Nazionale di Statistica (INS) ha annunciato che gli investimenti netti nell'economia sono aumentati nel primo semestre, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, del 20%, raggiungendo quota 28,89 miliardi lei (6,47 miliardi di euro), dopo un incremento del 19,5% nel secondo trimestre rispetto ad aprile -giugno 2011.
Nel secondo trimestre, gli investimenti in macchinari e attrezzature, compresi i mezzi di trasporto, sono aumentati del 28%, e quelli per le nuove costruzioni sono aumentati del 17.1%, mentre è diminuita del 3,7% la categoria altre spese.

In una dichiarazione del INS si dice che "rispetto al secondo trimestre del 2011, nel secondo trimestre del 2012, si registra un aumento della percentuale di macchinari e attrezzature, compresi i mezzi di trasporto, nel totale investimento di 1,7 punti percentuali e in nuove costruzioni di 0,2 punti percentuali. La quota di investimenti in altre spese sono diminuite di 1,9 punti percentuali ".

Gli investimenti che si sono materializzati nel primo semenstre in nuove costruzioni hanno raggiunto 14,925 miliardi lei (3,35 miliardi di euro) nel primo semestre, pari al 51,7% del totale, rispetto al 51% nel primo semestre del 2011. Gli investimenti in macchinari e attrezzature, compresi i mezzi di trasporto, hanno raggiunto 11,715 miliardi lei (2,63 miliardi di euro), che rappresenta il 40,5% del totale, rispetto al 39,8% nel primo semestre dell'anno.
I settori che hanno registratoun maggior volume di investimenti sono nell'industria e nel commercio / servizi (commercio all'ingrosso e al dettaglio, riparazione di veicoli).
I dati della Banca Nazionale Romena mostrano che gli investimenti esteri diretti hanno avuto un calo del 28,9% nel primo semestre, raggiungendo 621 milioni di euro.

La Romania è il sesto paese europeo più attraente per gli investimenti nel corso dei prossimi tre anni, secondo il rapporto 2012 "The European Attractiveness Survey" condotto dalla società di consulenza Ernst & Young (E&Y). Così, la Romania è più attraente della Repubblica Ceca, Turchia, Svizzera, Olanda, Italia, Spagna e Svezia. Le prime cinque posizioni della classifica sono occupate, nell'ordine, da Germania, Polonia, Regno Unito, Russia e Francia.


Nonostante la fragilità dell'economia della zona euro, i flussi di investimenti in Europa hanno continuato a crescere nel 2011, il numero di progetti di investimento è notevolmente più alto rispetto a prima della crisi, in aumento del 2%, passando da 3.757 nel 2010, a 3906 nel 2011, e il numero di posti di lavoro generati dagli investimenti diretti è aumentato del 15%.
Stati Uniti restano il maggiore investitore in Europa, lo sviluppo di 1028 progetti, che rappresentano il 26% del totale. Il numero di progetti di investimento sviluppati dagli Stati Uniti è aumentato del 6% nel 2011, raggiungendo il livello più alto registrato dal sondaggio Ernst & Young 'negli ultimi 10 anni.

Gli investitori sono abbastanza fiducioso nella capacità dell'Europa di superare le difficoltà complesse e molteplici che deve affrontare, per cui l'Europa occidentale è considerata la destinazione più attraente per gli

investimenti esteri diretti (FDI), dopo la Cina, mentre Europa centrale e orientale al terzo posto.

Le economia dell'Europa Centrale e Orientale sono in testa per quanto concerne gli investimenti nelle industrie manifatturiere. Romania, Serbia, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno attirato il 53% dei nuovi posti di lavoro

creati nel settore automobilistico. Questi paesi hanno attirato grandi progetti in quanto presentano vantaggi sulla competitività dei costi e sono partner commerciali come Germania, dove i clienti industriali più importanti sono.
I servizi professionali e settori di produzione del software hanno ricevuto la maggior parte degli IDE in Europa, con un incremento del 19% e 15% nel 2011. Insieme, questi due settori hanno attirato il 28% di tutti i progetti

sviluppati lo scorso anno, generando oltre 16.000 nuovi posti di lavoro.
Il numero di progetti di IDE è aumentato anche nel settore automobilistico, creando il maggior numero di nuovi posti di lavoro: 37.790. Invece, i settori che hanno registrato il maggior calo nel 2011 sono stati servizi di intermediazione finanziaria, che è diminuito del 16%, e elettronica, che sono scesi dell'8%.

Per la Romania, la Banca Nazionale di Romania dati mostrano che gli investimenti diretti esteri nel 2011 ha raggiunto il minimo ultimi nove anni, 1.917 milioni €, e ha continuato a diminuire nel 2012-490.000.000 € dopo i primi quattro mesi. Ma la Romania ha il vantaggio di un tasso di crescita promettente del PIL, rispetto all'Europa e un prezioso capitale umano, sempre più investitori sono attratti dal settore delle energie rinnovabili.
E&Y ha annunciato che il valore stimato delle fusioni e delle acquisizioni effettuate nei primi cinque mesi in Romania è di circa 800 milioni di dollari, quasi il doppio rispetto al livello registrato nello stesso periodo nel 2011. Solo le operazioni i cui i valori sono stati annunciati dalle parti coinvolte, sono di 330 milioni di dollari rispetto a 216 milioni di dollari nel periodo gennaio-maggio 2011.
Estrapolando stime, E & Y per i primi cinque mesi un mercato totale di 798 milioni di dollari rispetto a 408 milioni di dollari nei primi cinque mesi del 2011

I dati forniti dall’Istituto Nazionale di Statistica indicano che, nel 2011, le esportazioni della Romania sono ammontate a 45 miliardi di euro, in aumento del 20,5% rispetto al 2010, mentre le importazioni sono cresciute del 16,7%, fino a quasi 54,7 miliardi di euro. E’ risultato così un deficit commerciale di quasi 9,7 miliardi di euro, simile a quello del 2010. Il valore dell’interscambio intracomunitario di beni è stato l’anno scorso di 32 miliardi di euro per le esportazioni e di 39,7 miliardi di euro per le importazioni, cioè il 71,1% dell’export totale, e il 72,6% dell’import complessivo. Nel 2011, si è mantenuta la tendenza di crescita delle esportazioni romene negli stati che non fanno parte dell’UE.

Una crescita significativa delle esportazioni è stata registrata nel Canada, nel settore delle macchine e dell’apparecchiatura elettrica, delle caldaie, degli equipaggiamenti nucleari e dei pezzi di ricambio per gli aerei, negli Stati Uniti per quanto riguarda le componenti auto e i prodotti chimici, e in Brasile, per quanto riguarda le auto, le componenti auto e gli equipaggiamenti petroliferi. Vi si aggiungono la Federazione Russa, l’Ucraina e la Turchia. Però, a dicembre 2011, si è registrato solo un’aumento dello 0,2% delle esportazioni rispetto al mese di dicembre 2010, a causa della chiusura della fabbrica Nokia della provincia di Cluj. Nel 2011 il produttore filandese di telefonini era stato il secondo grande esportatore di Romania dopo Automobili Dacia Groupe Renault.
Però, gli analisti economici si aspettano a un recupero parziale dovuto al fatto che nella zona si prevedono investimenti della compagnia italiana DeLonghi e di quella tedesca di Bosch.

I principali esportatori di Romania in paesi membri dell’UE sono stati nel 2010, la Compagnia Automobili Dacia Groupe Renault, Nokia Romania, che però ha chiuso la sua fabbrica nella provincia di Cluj, poi Honeywell Technologies, la compagnia petrolifera OMV Petrom, il cantiere navale Daewoo di Mangalia, il produttore di gomme Continental Romania, il complesso per la produzione dell’alluminio ALRO Slatina e la compagnia Rompetrol Raffineria, controllata dalla compagnia statale kazaka KazMunaiGaz.
Le principali compagnie che hanno esportato in paesi che non fanno parte dell’UE sono il complesso siderurgico Arcelor Mittal Galati, Rompetrol Raffineria, Nokia Romania, Automobili Dacia, le compagnie petrolifere OMV Petrom e Petrotel Lukoil, il complesso per la lavorazione del legno Holzindustrie Schweighofer e il complesso chimico Azomures di Targu Mures.

I Paesi in cui la Romania esporta di più sono Germania, Italia, Francia, Turchia, Ungheria, Bulgaria, Gran Bretagna e Spagna, mentre per le importazioni ai primi posti si piazzano Germania, Italia,

Ungheria, Francia, Cina, la Federazione Russa, Austria ed Olanda.

Nella sua relazione annua per il 2011, l’agenzia di rating Moody’s anticipa che il Pil della Romania crescerà del 2,2% quest’anno, con l’acceleramento dell’assorbimento dei fondi europei, mentre l’inflazione si manterrà vicina al target della Banca Centrale di Bucarest.

Stando a Moody’s, la situazione economica incerta dell’eurozona, sullo sfondo della crisi dei debiti pubblici, intacca, però, le prospettive di crescita economica della Romania. L’agenzia nota che circa il 70% delle esportazioni romene vanno verso i paesi europei, e un rallentamento del ritmo di crescita in Europa lederebbe anche il ritmo di crescita della Romania.
L’analisi rileva pure che un più veloce assorbimento dei fondi europei e la crescita degli investimenti interni dovrebbero compensare il calo delle esportazioni, mantenendo la crescita economica sopra il tetto del 2% nel 2012.

L’inflazione, che ha toccato a settembre e novembre due nuovi minimi dopo il 1990, è calata al 3% a dicembre, valuta Moody’s, e si manterrà allo stesso livello anche alla fine di quest’anno. Nel documento viene evocata anche la possibilità che il deficit fiscale registri un ribasso sotto il 5% del Pil nel 2011, in conformità con il target del Governo. D’altra parte, circa l’80% del settore bancario della Romania è controllato da banche straniere. Con l’attenuazione delle pressioni inflazionistiche, la Banca Nazionale rilasserà le condizioni di politica monetaria, intento sottolineato anche dalla recente riduzione dell’interesse chiave. La Banca Centrale ha abbassato l’interesse di politica monetaria dello 0,25%, al 5,75%, dopo che a novembre aveva operato una riduzione analoga.

Moody’s attribuisce alla Romania il rating Baa3, con prospettiva stabile, sostenuto dal livello relativamente ridotto del debito pubblico, l’accesso al finanziamento esterno e la prospettiva promettente di crescita economica a medio termine. Tutto ciò riesce a compensare i redditi bassi della popolazione rispetto ad altri paesi della regione, il grande deficit della bilancia tra risparmi e investimenti, le pressioni fiscali persistenti e gli scarsi risultati degli investimenti pubblici e delle compagnie statali.

La Commissione europea ha deciso di approvare il piano di sostegno all'energia da fonti rinnovabili della Romania perché rispetta le norme UE. In particolare il piano creerà incentivi di supporto all'uso delle rinnovabili come, per esempio, il regime dei certificati verdi.

"Il regime dei certificati verdi è un meccanismo basato sul mercato, che incoraggerà gli investimenti nelle energie rinnovabili in Romania. In questo modo sarà sostenuto l'obiettivo della Romania per raggiungere gli obiettivi del 2020 per energia rinnovabili senza falsare indebitamente la concorrenza" dice vicepresidente europeo della Commissione responsabile della politica della concorrenza, Joaquin Almunia.

I certificati verdi verranno concessi per ogni MWh di energia elettrica generata da eolico, idroelettrico, biomasse, gas, impianti di trattamento delle acque reflue o solare. Inoltre, se l'energia verrà prodotta in impianti di cogenerazione ad alta efficienza, verrà applicato un ulteriore bonus.
Il numero dei certificati verdi varia a seconda del tipo di fonte utilizzata per produrre energia, infatti si va da : uno, per energia prodotta dalla digestione anaerobica dei fanghi e dei rifiuti, due, per l’energia eolica e idrica, tre, per le biomasse proveniente da colture energetiche e sei, per energia solare.

I certificati rilasciati dallo Stato per i produttori possono essere venduti ai fornitori di energia su un mercato specifico (indipendente del mercato elettrico). Nel caso in cui non dovessero raggiungere la quota stabilita, i fornitori dovranno pagare una penale che sarà utilizzata dal Fondo Ambiente rumeno per il supporto dei piccoli produttori di energia elettrica da fonti rinnovabili.I beneficiari dei certificati potranno aderire al piano fino al 31 dicembre 2016.

La Romania può ridiventare “il granaio d’Europa”, ma per farlo deve definire chiaramente le sue politiche nel settore e utilizzare in modo efficiente i fondi europei. Bucarest riceverà, dal 2013, più fondi di quanto ha ricevuto finora dal budget della Politica Agricola Comune, nel contesto in cui le risorse finanziarie dell’Unione saranno concentrate verso la parte merdionale dell’Ue.

“La Romania sarà uno dei pochi stati membri beneficiari del futuro budget della Politica Agricola Comune, ossia che godranno di stanziamenti maggiori degli attuali, sia per il primo pilastro (politiche di mercato e pagamenti diretti), che per il secondo che riguarda lo sviluppo rurale, però, dovrà definire obiettivi nell’agricoltura che tengano conto di queste tre grandi mete: sicurezza alimentare, buona gestione delle risorse naturali e coesione del territorio rurale”, ha affermato il commissario europeo all’Agricoltura, Dacian Ciolos.

Il ministro dell’Agricoltura romeno, Valeriu Tabara, si è prefisso come principale obiettivo l’equilibrio della bilancia commerciale per i prodotti alimentari. Egli ha affermato che, nella prima parte dell’anno, le esportazioni hanno superato tutte le attese, e si è dichiarato ottimista sulla chance della Romania di riacquisire il suo prestigio di grande produttore agricolo.

“La Romania ha potenziale per produrre, non per chiedere. Non per importare grano e mais, ma per esportare. Io sono convinto che in due-tre anni l’agricoltura romena si collocherà in una zona non con potenziale, ma con base di partenariato sia per il mercato romeno, che per quello estero”.

Il deficit della bilancia per i prodotti agroalimentari è calato oltre due volte l’anno scorso. Stando al Ministero dell’Agricoltura, le importazioni sono arrivate nel 2010 a circa 3,8 miliardi di euro, mentre le esportazioni sono ammontate a 3 miliardi.

Le previsioni degli analisti per il 2011, indicano una crescita economica della Romania tra lo 0,7 e il 2%. Il Fondo Monetario Internazionale, la Commissione Europea e il Governo Romeno – quest’ultimo nella finanziaria per quest’anno – prevedono una crescita del 1,5%. Nella stessa legge è previsto un deficit di bilancio del 4,4% del Prodotto Interno Lordo e un tasso inflazionistico del 5,3%. Per il 2012, è prevista una crescita economica di circa il 4%.

Secondo un’analisi del gruppo UniCredit, l’economia romena registrerà quest’anno una crescita dell’1,7%, soprattutto grazie all’evoluzione delle esportazioni, mentre il rating di credito del paese potrebbe migliorare. Stando agli analisti del gruppo menzionato, la domanda interna si riprenderà leggermente nella seconda metà dell’anno, contribuendo alla crescita dell’1,7% anticipata.

Eugen Radulescu, direttore presso la Banca Centrale della Romania, spiega che „normalmente, gli investimenti stranieri dovrebbero aumentare nel 2011, perché le misure adottate nel 2010, nonché il Codice del Lavoro, che è stato reso più flessibile, dovrebbero avere un impatto positivo sull’interesse degli imprenditori ad investire in Romania. Dovrebbe avere un impatto positivo anche per quanto riguarda la disoccupazione, il cui tasso dovrebbe diminuire”, ha aggiunto Eugen Radulescu.

Secondo un rapporto del gruppo austriaco Erste, gli investimenti stranieri diretti potrebbero tornare in Romania con il rilancio dell’economica globale, soprattutto in settori come i beni industriali, l’agricoltura, e l’industria alimentare, il settore IT&C e l’energia rinnovabile.

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